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Modello organizzativo e piccole imprese: quale realtà? PDF Stampa E-mail

Nel nostro Paese le imprese che hanno meno di 10 dipendenti sono circa il 95%. Secondo le linee-guida di Confindustria: “l’ente è da ritenersi di piccole dimensioni in base alla struttura organizzativa, all’articolazione territoriale delle attività e del numero di dipendenti”; spesso le piccole imprese ritengono, erroneamente, che il contenuto del d.Lgs. 231/01 rappresenti un nuovo sistema di gestione paragonabile ai Sistemi ISO. In realtà, mentre i sistemi di qualità si riferiscono alla necessità di stendere procedure che consentano di certificare la qualità del prodotto/servizio, le procedure previste ai fini dell’elaborazione del Modello 231 mirano ad evitare la commissione di reati.

Anche negli enti di piccole dimensioni, dunque, devono essere individuate delle procedure che consentano di tracciare un Modello organizzativo che risponda a delle esigenze minime di organizzazione.

 
Com’è possibile tutelare il patrimonio e l’attività aziendale? PDF Stampa E-mail

Il decreto prevede la possibilità per l’ente di sottrarsi all’applicazione delle sanzioni, purché siano state rispettate determinate condizioni. L’art. 6 del decreto, infatti, contempla una forma di “esonero” da responsabilità dell’ente se si dimostra, in occasione di un procedimento penale per uno dei reati considerati, di aver adottato ed efficacemente attuato Modelli di organizzazione, gestione e controllo idonei a prevenire la realizzazione di illeciti.

Le fasi in cui tale sistema deve articolarsi sono le seguenti:

a) identificazione dei rischi (analisi del contesto aziendale per evidenziare in quale area/settore di attività e in quali modalità si possono verificare eventi pregiudizievoli ai sensi del D.lgs. 231);

b) progettazione del sistema di controllo/adeguamento del sistema esistente;

c) istituzione di un Organismo di Vigilanza e Controllo che vigili sull’efficacia del sistema di controllo;

d) redazione di un Codice Etico.

 
Quali sono le sanzioni a carico dell’ente? PDF Stampa E-mail

Le sanzioni previste dal D.lgs. 231 sono:

a) sanzioni pecuniarie;

b) sanzioni interdittive;

c) confisca;

d) pubblicazione della sentenza.

Le sanzioni interdittive, in particolare, prevedono la sospensione del diritto a contrarre con la PA, la revoca delle licenze/concessioni e la sospensione parziale dell’attività. In particolare, negli ultimi tempi si è assistito ad una cospicua giurisprudenza in materia, con provvedimenti che hanno portato all’esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi e sussidi per la durata di un anno (art. 9, comma 2, lettera d del D.Lgs 231/01) a cui spesso si è accompagnato un provvedimento di revoca dell’ultima tranche del finanziamento erogato.

 
In quali rischi incorre l’azienda ai sensi del D.lgs. 231/01? PDF Stampa E-mail

La responsabilità prevista dal D.Lgs. 231 mira a coinvolgere nella punizione di taluni reati il patrimonio e l’attività degli enti, che fino all’entrata in vigore della legge in esame non subivano conseguenze sanzionatorie dalla realizzazione di reati commessi, con vantaggio per la società, da amministratori o dipendenti. L’ente non è estraneo al procedimento penale per i reati commessi a vantaggio o nell’interesse dello stesso.

Le fattispecie di reato rilevanti in base al d.lgs. 231 al fine di configurare la responsabilità amministrativa dell’ente, possono essere ricomprese nelle seguenti categorie:

1. Delitti contro la pubblica amministrazione (quali corruzione e malversazione ai danni dello Stato, truffa e frode informatica ai danni dello Stato, falsità in monete, ecc…):

2. Reati societari (quali false comunicazioni sociali, falso in prospetto, illecita influenza sull’assemblea);

3. Delitti in materia di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico;

4. Delitti contro la personalità individuale (quali lo sfruttamento della prostituzione, la pornografia minorile…);

5 Abusi di mercato;

6. Pratiche di mutilazione degli organi femminili;

7. Reati transnazionali (associazione per delinquere, associazione finalizzata al contrabbando di tabacchi o la traffico illecito di stupefacenti, riciclaggio…);

8. Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro;

9. Ricettazione, riciclaggio, e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita;

10. Delitti informatici (c.d. “Cybercrime);

11. Delitti di criminalità organizzata;

12. Delitti contro l’industria e il commercio;

13. Delitti in materia di violazione delle norme sul diritto d’autore;

13. Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria.

In prospettiva, tale responsabilità sarà estesa ad altre fattispecie:

- reati ambientali (entro 10 aprile 2011);

- illeciti commessi con strumenti di pagamento (entro 10 luglio 2011);

- comportamenti illeciti per l’entrata e il transito di extracomunitari (entro 10 luglio 2011);

- reati connessi al traffico illecito di stupefacenti(entro 10 luglio 2011); - intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali (disegno di legge).

 
Cosa significa responsabilità da reato degli enti? PDF Stampa E-mail

Il D.Lgs 231/01, recante la “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica” ha introdotto la responsabilità in sede penale degli Enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente e da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. Tale responsabilità si aggiunge a quella delle persona fisica che ha materialmente realizzato il fatto.

Questo significa che per la prima volta nel nostro paese è introdotta la responsabilità penale delle persone giuridiche, con la conseguenza che il Giudice Penale nell’irrogazione di sanzioni a carico dell’ente, potrà limitarsi a valutare unicamente se l’azienda ha efficacemente ottemperato alla normativa contenuta nel D.Lgs 231/01.